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7 novembre 2013

PROSCIUTTO DI SAN DANIELE: CONSUMATORI SEMPRE PIU’ TUTELATI

Nuove norme per il posizionamento del marchio e un incremento delle attività di vigilanza contribuiscono a combattere frodi e contraffazione in Italia e all’estero.

San Daniele del Friuli, 7 novembre 2013 – La qualità del Prosciutto San Daniele è tra le più rigorosamente tutelate nel panorama agroalimentare europeo. Un impegno costruito giorno per giorno attraverso diverse iniziative. La più recente è la nuova normativa sul posizionamento del marchio di Denominazione d’Origine entrata in vigore il 1 novembre 2013.

Il marchio ritrae lo zampino di maiale e le lettere SD. Dal 1961, anno di costituzione del Consorzio del Prosciutto di San Daniele, viene impresso a fuoco su tutti i prosciutti che rispondono al severo disciplinare di produzione e include il numero identificativo del produttore. Nel 2012 se ne sono fregiati 2.645.000 pezzi con un fatturato di 345 milioni di Euro. Se fino ad oggi, però, si indicava genericamente di apporlo sulla parte distale della coscia (cioè vicino allo zampino), la nuova normativa diventa più specifica: almeno uno dei simboli dovrà obbligatoriamente essere collocato sulla parte anteriore alta della culatta, in prossimità del gambo. Una zona che risulta più visibile anche ai consumatori, soprattutto considerando la tendenza ad appendere i prosciutti proprio con la culatta verso l’esterno.

Un dettaglio, ma che contribuirà a scoraggiare ulteriormente i contraffattori del celebre prosciutto e sarà di aiuto nei controlli a difesa del San Daniele. L’ultimo rapporto sulle attività di tutela e vigilanza svolte dal Consorzio del Prosciutto di San Daniele per la difesa della DOP, attesta un’ulteriore intensificazione delle ispezioni nella fase di commercializzazione del prosciutto in Italia e all’estero: se il 2012 si era chiuso con la verifica di oltre 1000 esercizi in Italia, nel 2013 – ad ottobre – si è già superato questo numero. L’incremento dell’attenzione sul mercato vale anche per l’estero: nel 2012 sono stati verificati oltre 400 punti vendita, cifra che, stando il dato del primo semestre, in proiezione a chiusura dell’anno 2013 sarà superata, con ispezioni concentrate soprattutto tra Francia, Belgio e Germania.

A questi controlli si aggiunge l’attività di tutela di tutta la filiera svolta in collaborazione con l’Istituto Controllo Qualità del Ministero delle Politiche Agricole, con il Corpo Forestale dello Stato oltre che con i Carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazione (NAS) e del Nucleo Anticontraffazioni (NAC). Senza dimenticare che oggi la frode viaggia anche in rete e il Consorzio ha attivato un costante monitoraggio del Web per verificare usi impropri del marchio sia in ambito commerciale che promo-pubblicitario.

Un lavoro intenso dunque, ma che richiede costanti investimenti, come spiega il direttore del Consorzio del Prosciutto di San Daniele Mario Cichetti «Sul fronte della tutela internazionale c’è ancora molto da fare per quanto riguarda la difesa delle indicazioni di origine. La normativa Comunitaria in materia ha però recentemente dotato di una nuova arma di difesa i prodotti tutelati con l’istituzione dell’ex officio, che è uno strumento che consente di agire in ogni stato europeo appunto d’ufficio nei casi di contraffazione o di usurpazione di una DOP o IGP. All’estero la maggior parte delle frodi consiste nell’evocazione del Made in Italy di prodotti alimentari che italiani non sono. Questo avviene in generale per diversi prodotti ed il San Daniele non fa eccezione. Il Consorzio ha registrato il marchio collettivo in oltre 60 Paesi nel mondo, ed ha attivato un monitoraggio a livello mondiale sul deposito di marchi in contrasto con la denominazione di origine “Prosciutto di San Daniele”».

I danni causati dagli illeciti sul San Daniele in caso di frodi o contraffazioni sono rilevanti e non solo per i consumatori: proprio il celebre marchio con lo zampino ha un valore che è stato stimato nel 2008 da parte di un primario advisor internazionale pari a circa 200 milioni di euro. Ogni contraffazione va a incidere in maniera dannosa su quella ricchezza e in modo indiretto anche sull’immagine dell’eccellenza alimentare del Made in Italy.